Archivio per Categoria ConfConsumatori Regionale

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Mercatone Uno: Consumatori disperati, Confconsumatori informa!!

Confconsumatori risponde alle domande più frequenti che i consumatori pongono agli sportelli: l’associazione garantirà assistenza

 

Rieti, 31 maggio 2019 – Confconsumatori sta ricevendo diverse richieste di consumatori danneggiati dal fallimento del Mercatone Uno e si è attivata per offrire assistenza nelle diverse casistiche di seguito sintetizzate.

«Oltre alle gravi conseguenze per i lavoratori, – ha commentato l’avvocato Francesca Tilli Presidente dello Sportello Confconsumatori Rieti – hanno avuto ripercussioni anche i consumatori che avevano acquistato, pagando degli acconti, senza ricevere l’ordine. Un’ulteriore problema, poi, si profila per quegli acquirenti che hanno stipulato contratti di finanziamento collegati all’acquisto e ora si trovano a dover pagare le rate, pur senza aver avuto il bene ordinato».

 

FAQ: le risposte alle domande più frequenti:

Ho acquistato in un negozio Mercatone Uno senza mai ricevere la merce

Puoi presentare domanda di ammissione al passivo del fallimento. Confconsumatori può assisterti nella procedura, il termine per l’ammissione al passivo è il 20 settembre 2019.

Se hai pagato con carta di credito e non hai mai ricevuto il bene conviene rivolgersi alla banca della carta utilizzata e chiedere l’annullamento dell’operazione e la restituzione della somma versata.

Ho acquistato online sul sito di Mercatone Uno senza mai ricevere la merce

Puoi recedere entro 14 giorni dalla consegna della merce: dunque, non essendo avvenuta, l’acquirente è ancora in tempo per esercitare il recesso e chiedere il rimborso da parte dell’operatore della carta di credito o della Banca che ha autorizzato il pagamento a distanza.

Ho acquistato al Mercatone Uno con finanziamento senza mai ricevere la merce

Se, per l’acquisto, hai sottoscritto un contratto di finanziamento, la legge prevede il diritto del consumatore a chiedere la risoluzione del contratto di credito e la cessazione delle rate, inoltre la finanziaria ha l’obbligo di rimborsare al consumatore le rate già pagate.

Confconsumatori si attiverà inoltre col curatore per chiedere, se possibile e in tempi rapidi, che la curatela decida di adempiere al contratto consegnando e installando i mobili ai consumatori che chiederanno l’adempimento offrendo il pagamento del saldo.

 

Per una prima assistenza è possibile rivolgersi alla sede di:

CONFCONSUMATORI SPORTELLO DI RIETI

Viale L. Matteucci 10/f – 02100 Rieti (RI)

Telefono: 0746 / 274818

Email: info@confconsumatoririeti.it

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La bufala dei 35 euro in bolletta? Qualcosa di vero c’è. Ecco come difendersi

Un addebito di 35 euro in arrivo sulle nostre bollette elettriche di tutti noi che servirà ad appianare il buco lasciato da quegli utenti che non pagano la luce. È la bufala che sta girando da qualche giorno sui social, insieme all’invito a non pagare o a decurtare questa cifra dell’importo da saldare. Le associazioni di consumatori mettono in guardia. «È pericoloso invitare a non saldare la bolletta – dice Franco Conte, responsabile del settore energia per Confconsumatori -. Il rischio è quello di ritrovarsi con la luce staccate e magari di finire, come ultimo step, di fronte al giudice».

Qualcosa di vero però c’è. «La fake news che sta girando nasconde una parte di verità, che potrebbe riguardare in futuro anche altri tipi di utenze delle famiglie. Il meccanismo è già applicato a quelle dell’acqua» spiega l’esperto. In concreto, le morosità nel servizio idrico adesso sono già inserite nelle bollette idriche di tutti noi. Il prossimo passo potrebbe riguardare l’elettrico e poi il servizio dei rifiuti (Tari).

Cosa è successo  

Per quel che riguarda il caso attuale delle bollette della luce, tutto è partito da una delibera dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) che è in consultazione fino al 26 febbraio. Vuol dire che è in visione e riceverà i pareri delle associazioni dei consumatori entro settimana prossima per poi ottenere il via libera dall’organismo (la data non è nota). L’Autority, relativamente a questa delibera, punta a inserire nelle utenze elettriche delle famiglie le morosità di quelle società della luce che non hanno pagato gli oneri di sistema. Quindi le morosità non sono delle famiglie e degli utenti che non hanno saldato il conto della luce, come invece sostiene la bufala che sta circolando in rete, ma di aziende che vendono il servizio ai clienti finali e che sono in debito sugli oneri da versare allo Stato. Gli oneri in pratica sono i costi per far arrivare la luce nelle nostre case e che lo Stato chiede, dopo vari passaggi, alle società elettriche. Queste società, in genere quelle molto piccole, a causa delle morosità dei clienti finali si sono ritrovate con mancati pagamenti e con degli esborsi importanti da fare allo Stato. Il buco ammonterebbe a 200 milioni. Ora l’Autorità punta a inserire questi ammanchi nelle bollette di tutti noi. Le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra. «Ci opporremo a questa delibera – dice Conte – . Se passa potrebbe essere applicata anche ad altri settori, per esempio ai rifiuti e la Tari potrebbe aumentare».

L’aumento in bolletta  

Sui social network e attraverso testi inviati dal cellulare con WhatsApp si parla di un addebito di 35 euro sulla bolletta della luce di aprile che è appunto finalizzato a coprire i debiti degli utenti morosi. «E’ difficile fare un calcolo preciso – dice l’esperto -. Tuttavia i 35 euro sono una cifra molto importante, pensiamo piuttosto che nel caso questa delibera passi, la voce in più da pagare sarà di pochi centesimi». L’esperto però prosegue: «Si tratta di un aumento esiguo, tuttavia siamo contrari al principio che potrebbe passare, vale a dire quello di caricare ulteriormente le bollette elettriche anche con i costi che spettano ad altri. Per questo, la mezza-bufala che sta girando potrebbe rivelarsi un’alleata dei consumatori. L’Autority non potrà non tener conto del grande polverone che si è sollevato».

Come difendersi  

L’unica via è quella di far sentire la propria voce. Molte associazioni di consumatori hanno già predisposto moduli appositi di diffida da indirizzare all’Autority. Avranno sicuramente l’effetto di far riflettere l’organismo che dovrà decidere in materia. Nel caso di cifre «non corrette» addebitate al cliente, la via è invece quella solita della contestazione della fattura.

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Oneri in bolletta: Confconsumatori si rivolge al Tar

Confconsumatori impugnerà le decisioni di Arera: “l’interpretazione dell’Autorità delle sentenze è infondata”. Ingiusto far pagare i cittadini.

Rieti, 26 febbraio 2018 – Non è accettabile (né fondato) che il consumatore finale paghi il rischio d’impresa delle Aziende. Pur prendendo le distanze dalla fake news divenuta virale in questi giorni, Confconsumatori interviene sulla notizia, in questo caso accertata, della decisione di Arera di attribuire ai consumatori una parte di oneri generali di sistema che alcuni venditori di energia inadempienti non hanno versato ai distributori.

Confconsumatori si opporrà in tutti i modi, anche impugnando davanti al Tar le delibere di Arera già assunte e gli Atti attualmente in consultazione, per contestare quello che ritiene essere un vero e proprio abuso ai danni dei cittadini” dichiara Mara Colla, presidente di Confconsumatori.

Per Confconsumatori la decisione di Arera, oltre che inaccettabile come principio, appare infondata. “Arera ha disatteso di fatto la sua funzione di tutela del consumatore finale finendo per favorire le società – ha aggiunto l’avvocato Franco Conte, responsabile settore Energia e Utenze di Confconsumatori – Infatti, le sentenze del Tar e il Consiglio di Stato, a nostro avviso, non hanno in nessun modo sancito la liceità di far ricadere i costi di oneri generali non corrisposti da utenti morosi su altri clienti. Le sentenze stabiliscono solo il principio generale secondo cui “ogni utente nel proprio contratto deve avere la voce oneri generali”, che sono comunque relativi alla singola posizione e alla singola utenza. Mentre, invece, l’Autorità ha ritenuto di dover regolamentare nel senso di “spalmare” il mancato recupero di questi oneri in base al principio solidaristico su tutti i consumatori. Va precisato che i venditori sono società di diritto privato che svolgono una attività imprenditoriale assumendosene anche il relativo rischio”.

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Scandalo diamanti: via ai risarcimenti

L’attesa pronuncia dell’Antitrust è il punto di svolta per i risparmiatori che da tempo cercano giustizia: Confconsumatori in campo

Hanno convinto i consumatori che l’investimento sul diamante fosse solido e sicuro, ma l’Antitrust ha fatto luce sulla scorrettezza di imprese venditrici e banche per informazioni ingannevoli e omissive. Ieri, 30 ottobre, l’Antitrust ha finalmente concluso due lunghe istruttorie e si è pronunciata in tema di vendita di diamanti da investimento irrogando pesanti sanzioni alle società venditrici e alle banche. Una decisione attesa, che apre prospettive di risarcimento per i consumatori danneggiati.

Le stesse banche e società che, fino a qualche giorno fa rispondevano alle lettere inviate dalle associazioni dei consumatori sostenendo la correttezza del proprio operato, ora sono state smentite all’Antitrust.

Infatti, l’Autorità, ritenendo gravemente ingannevoli ed omissive le modalità di offerta dei diamanti come forma di investimento, ha sanzionato per complessivi 15,35 milioni di euro le società Intemarket Diamond Business (IDB) e Diamond Private Investment (DPI), unitamente agli istituti di credito con cui rispettivamente operavano, cioè Unicredit e Banco BPM (per IDB) e Intesa Sanpaolo e MPS (per DPI), per aver indotto talune fasce di risparmiatori all’acquisto di questa tipologia di prodotti, incuranti del rispetto delle norme a tutela dei consumatori ed a prezzi di vendita di molto superiori rispetto al reale valore dei diamanti.

COSA FARE – Confconsumatori, che da anni si occupa di tutela dei risparmiatori “traditi”, sta predisponendo ogni azione utile ad ottenere il rimborso delle cifre investite per l’acquisto di diamanti. Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono risultati coinvolti nella vicenda a prendere immediati contatti con le sedi di Confconsumatori per avviare le più opportune tutele.

Confconsumatori si riserva, inoltre, di costituire l’associazione e i propri risparmiatori come parte civile nel caso in cui si arrivi al rinvio a giudizio a seguito dell’indagine della Procura di Milano ora in corso.

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Consumi “fantasma” nella casa terremotata

Un conguaglio da 2000€ relativo a una casa distrutta dal sisma 2016: consumi ampiamente prescritti o presunti, anche a 5 mesi dal sisma

 

Roma, 15 febbraio 2018 – Un cittadino della provincia di Macerata ha ricevuto un maxi conguaglio da oltre 2000 euro per fornitura di luce e gas per debiti in buona parte già prescritti. Fin qui nulla, purtroppo, di nuovo. Se non fosse che l’utenza in questione è nel paesino di Castelsantangelo sul Nera (MC), letteralmente distrutto dal sisma dell’agosto 2016 e disabitato da allora con specifiche ordinanze di inagibilità e di inibizione di accesso (date le lesioni strutturali) adottate per la pubblica incolumità. Nonostante questo, Eni Spa, ignorando le disposizioni specifiche previste dal Governo e dall’Autorità Energia (oggi Aerera) oltre che i numerosi reclami dell’utente, ha emesso fatture calcolando consumi fino al gennaio 2017, quando la casa era ormai abbandonata da cinque mesi.

L’uomo si è rivolto a Confconsumatori Roma, dove assistito dell’avvocato Barbara D’Agostino ha contestato tre bollette. La prima, da 800 euro circa, è riferita alla fornitura di energia elettrica: «Si tratta di un conguaglio per consumi dal 2009 al 2017 – spiega la D’Agostino – ovvero un periodo ampiamente prescritto, ma soprattutto i consumi presunti arrivano fino al gennaio 2017, a cinque mesi dal terremoto dell’agosto 2016. Se non bastasse, la fattura è illegittima e infondata sia per le disposizioni specifiche delle zone terremotate (delibera 252/2017/R/com) sia perché l’ultima lettura rilevata risale al 30 giugno 2016 per un totale di 1228 kwh, non si comprende quindi come possa essere rilevato un consumo di 3556 kwh al gennaio 2017».

Altre due fatture, da circa 400 e 1000 euro, sono relative alla fornitura di gas. «Anche queste due fatture sono da contestare per le stesse ragioni – ha commentato la D’Agostino – infatti le ultime letture rilevate risalgono al settembre 2016 e non si comprende come possa essere rilevato un consumo (peraltro molto alto) nei mesi tra agosto 2016 e gennaio 2017, quando la casa era stata abbandonata a seguito delle ordinanze sulla pericolosità della zona».

Nel reclamo inviato dall’utente Confconsumatori ha evidenziato il comportamento del fornitore: «Oltre ad aver determinato una situazione caotica e non trasparente – conclude la D’Agostino – i numerosi reclami dell’utente sono rimasti totalmente privi di risposta, un comportamento contrario alle disposizioni di settore e fortemente aggravato dalla indifferenza e noncuranza mostrate nei confronti di una persona che con il terremoto ha perso tutto. Anche per questo ci siamo riservati di segnalare il tutto alle Autorità competenti».

Per approfondire i diritti degli utenti energia scopri il progetto Energia: Diritti a viva voce!

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Processo BPV: ammessi Confconsumatori e soci

Ammissione storica per l’associazione e i suoi risparmiatori: c’è ancora tempo per costituirsi parte civile nel processo tramite Confconsumatori

Parma, 9 febbraio 2018 – Confconsumatori e i suoi associati sono stati ammessi come parte civile nel processo penale di Vicenza a carico dei vertici della BPVI imputati di ostacolo ed intralcio alla vigilanza bancaria, false comunicazioni sociali e falsità nei prospetti informativi delle azioni rifilate ai soci. I risparmiatori danneggiati che non lo hanno già fatto, potranno costituirsi nel processo contattando l’associazione.

Con l’ordinanza del 3 febbraio scorso il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vicenza ha ammesso la costituzione di parte civile della Confconsumatori, difesa dall’Avv. Luca Baj. Si legge nell’ordinanza che i delitti contestati agli indagati hanno leso gli scopi statutari dell’associazione, tra i quali rientra anche quello di garantire il buon andamento dei mercati finanziari e la tutela degli investitori e dei risparmiatori.

L’ordinanza vicentina è particolarmente importante perché ha ammesso la costituzione di parte civile anche in relazione al reato di intralcio ed ostacolo alla vigilanza bancaria, rilevando come, per valutare il soggetto danneggiato, il Giudice debba non meramente limitarsi al titolo di reato ma analizzare la condotta materiale contestata. Si tratta di una particolare e storica decisione perché nei precedenti scandali bancari ed anche in quello di Banca Etruria gli azionisti, i risparmiatori e le associazione dei consumatori erano state escluse dal processo per ostacolo alla vigilanza bancaria.

A questo punto Confconsumatori ricorda che è possibile costituirsi ancora parte civile sin quando non verrà fissata l’udienza dibattimentale, la cui data non è ancora stabilita. Pertanto gli azionisti e gli obbligazionisti interessati possono contattare le sedi territoriali dell’associazione consultabili a questo link: http://www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori/ oppure scrivere a ri@confconsumatoririeti.it

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Treno Roma- Napoli: serve sicurezza

Chieste alle Autorità competenti una serie di verifiche sulla sicurezza per i pendolari, specie sul problema del sovraffollamento già segnalato

 

Minturno – Latina, 8 febbraio 2018 –  Confconsumatori Latina e l’Associazione Pendolari Stazione Minturno Scauri, facendo seguito ai noti fatti nazionali che hanno interessato la linea ferroviaria Bergamo-Milano (Pioltello) e successivamente il deragliamento del treno Frecciabianca nella stazione di Roma Termini, hanno inoltrato una richiesta formale di chiarimenti indirizzata a RFITrenitalia, alle Regioni Lazio e Campania nonché agli organi di controllo, Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle FerroviePrefetture e Questure competenti per territorio.

E’ stato richiesto alle dette Autorità, ciascuna per la propria competenza, di verificare concretamente il rispetto della normativa di settore generale e speciale, nella quale sono fissati i parametri relativi alla sicurezza del trasporto ferroviario, sia essa relativa a carrozze e/o convogli (climatizzazione, antincendio, servizi igienici, affollamento, vie di accesso e fuga, abbattimento barriere architettoniche, ecc.), rete ferroviaria e stazioni (verifiche periodiche di sicurezza e funzionalità della infrastruttura, vie di accesso e fuga, abbattimento barriere architettoniche, servizi minimi di assistenza ai viaggiatori con e senza le “rotture di carico”, ecc.), ivi compresi i dati di collaudo previsti dai costruttori/fornitori.

In particolare siamo interessati a conoscere quali siano i criteri di sicurezza minima garantiti nei casi di sovraffollamento dei convogli sia in partenza che durante il viaggio, e nello specifico abbiamo chiesto di sapere quali sono gli accorgimenti adottati sulla linea in questione da RFI e Trenitalia e quali i controlli eventualmente effettuati dalla Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, eventuali sanzioni e/o prescrizioni scaturite da tali controlli.

La necessità della richiesta sorge dalla evidenza che si ha del grave problema di sovraffollamento incontrollato e dal fatto che più volte si è già provveduto a segnalare tali criticità agli organi competenti, relativamente ai regionali e regionali veloci che servono la linea Roma-Napoli e le stazioni intermedie.

Ci preme evidenziare e sottolineare che le condizioni di viaggio, relative al sovraffollamento a bordo treno nonché il successivo deflusso e afflusso dei passeggeri nelle relative stazioni di salita e discesa, di fatto creano una evidente e palese situazione di grave pericolo per l’incolumità pubblica proprio alla luce dei recenti fatti di cronaca citati e pertanto abbiamo richiesto un intervento urgente ed immediato a tutela della sicurezza pubblica.

 

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Subordinate MPS convertite: via alla battaglia

Dopo diverse segnalazioni, Confconsumatori ha deciso di intervenire a tutela dei risparmiatori danneggiati dalla conversione dei titoli in azioni

Parma, 1 febbraio 2018 – La conversione delle obbligazioni subordinate MPS in azioni ha causato perdite ingenti, comprese tra il 50 e l’80%, ai piccoli risparmiatori, alcuni dei quali avevano acquistato senza conoscere i rischi e la complessità del prodotto finanziario, spesso collocato con modalità scorrette. Confconsumatori, a seguito di diverse segnalazioni, ha avviato una battaglia per assistere i cittadini danneggiati e recuperare i loro risparmi andati in fumo.

Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 luglio 2017 le obbligazioni subordinate di Banca Monte dei Paschi di Siena sono stati convertiti in azione di nuova emissione con rapporti di cambio prefissato. L’unico Bond che può dirsi praticamente salvato dallo Stato è quello con scadenza 2018 (emesso per finanziare l’acquisto di Antonveneta) che sarà rimborsato dallo Stato esclusivamente in favore dei risparmiatori non professionali con una perdita approssimativa di circa l’80% sul valore nominale di rimborso.

In realtà si dimentica che vi sono altre subordinate emesse dalla Banca MPS, negli anni successivi al 2008, destinate ad investitori istituzionali e che dopo la loro emissione sono stati girati alla clientela retail, quindi anche ai piccoli risparmiatori ignari del rischio ed inconsapevoli della complessità del titoli. Ad oggi questi titoli, con il cambio prefissato in azioni e il titolo della Banca in picchiata, fanno registrare per i risparmiatori una perdita di oltre il 50%.

Presso diversi sportelli sul territorio nazionale, in particolare in Toscana, Confconsumatori ha già ricevuto segnalazioni di famiglie e pensionati che hanno visto andare in fumo i loro risparmi.

In questa situazione Confconsumatori ha deciso di assistere i propri associati in procedure di mediazioni nei confronti della Banca che, nel vendere i propri titoli privi tra l’altro dei prospetti informativi, sembra aver violato diverse norme di prudenza ai sensi del Testo Unico di intermediazione finanziaria. Nel caso in cui Banca MPS rimanga ancora “sorda” alle legittime aspettative dei risparmiatori la Confconsumatori non esclude di suggerire l’avvio di cause civili cumulative.

Gli interessati possono rivolgersi alle sedi territoriali della confconsumatori, risultanti sul sito www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori/ Sportello di Rieti

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Tariffazione mensile: rincari inopportuni

Confconsumatori ha già segnalato all’Antitrust il comportamento scorretto delle compagnie e invita i consumatori a fare altrettanto

Parma, 25 gennaio 2018 – Molti utenti si stanno rivolgendo in questi giorni agli sportelli di Confconsumatori lamentando gli aumenti annunciati dal proprio operatore telefonico coincidenti con il ritorno alla fatturazione mensile.

Infatti, in adempimento a quanto previsto dalla legge n. 172/2017 che ha imposto di abbandonare la fatturazione a 4 settimane per telefonia e Pay tv, gli operatori di telecomunicazioni dovranno ristabilire la pregressa tariffazione a ciclo mensile sia per la telefonia fissa sia per quella mobile entro il prossimo 5 aprile. Tuttavia questa ulteriore rimodulazione contrattuale sta arrecando agli utenti dei rincari in termini economici, già accertati almeno per le compagnie Vodafone e Tim, che nel comunicare ai clienti il ritorno alla fatturazione mensile delle offerte commerciali hanno contestualmente annunciato dei rincari sulla tariffa. «In sostanza – spiega l’avvocato Franco Conte responsabile Utenze per Confconsumatori – la tredicesima mensilità che le compagnie erano riuscite a inserire, sarà spalmata nelle 12 fatture. Non è ancora chiaro se altri operatori, ad esempio Wind, applicheranno tariffe maggiorate».

Confconsumatori ritiene gravemente scorretto il comportamento delle compagnie di telecomunicazioni: «Abbiamo già segnalato all’Antitrust – continua Conte – le modifiche unilaterali dei contratti e i costi aggiuntivi applicati che, a nostro avviso, non sono dovuti e risultano inopportuni specie considerata la coincidenza con l’adeguamento alle disposizioni di legge. Per gli associati che si sono rivolti ai nostri sportelli abbiamo predisposto un modello di reclamo, da utilizzare per manifestare il proprio scontento alla Compagnia. Peraltro esiste un concreto rischio che gli operatori decidano di “fare cartello” a seguito del ritorno alla fatturazione mensile».

Al momento è presto pensare a eventuali rimborsi: «Dobbiamo attendere l’esito del ricorso al Tar – conclude Conte – al momento consigliamo di reagire inviando massivamente reclami alle compagnie e segnalazioni all’Antitrust, anche tramite un’associazione di consumatori, in modo da stimolare l’intervento dell’Autorità»

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Poste Italiane condannata per “perdita di chance”

A causa del telegramma in ritardo una donna ha perso l’occasione di partecipare a un concorso: Poste offriva 28 euro di indennizzo, ora pagherà oltre 28 mila euro

Parma, 17 gennaio 2018 – Quanto vale un’occasione persa? Lo ha stabilito il Giudice del Tribunale di Parma che nei giorni scorsi ha condannato Poste Italiane per la ritardata consegna di un telegramma, che ha impedito a una donna parmigiana di partecipare a un concorso per un posto all’Asilo Nido. Poste dovrà pagare oltre 28 mila euro di risarcimento.

Una donna di Parma era in attesa di partecipare alla prova selettiva per l’assunzione a tempo pieno di un “esecutore scolastico asilo nido” nel Comune di Felino. Il telegramma di convocazione alla prova, però, le era stato recapitato in ritardo e lei aveva perso così irrimediabilmente la possibilità di prendere parte alla prova e di conseguenza di essere assunta.

A seguito dell’accaduto la donna ha inviato un reclamo a Poste Italiane, la quale si era limitata a offrire l’indennizzo previsto dalla Carta della Qualità, circa 28 euro, senza tenere in alcun conto il danno da “perdita di chance” subìto dalla destinataria del telegramma.

La parmigiana si era quindi rivolta a Confconsumatori e, dopo l’obbligatoria procedura di conciliazione, aveva deciso, insieme al legale di Confconsumatori Grazia Ferdenzi, di rivolgersi al Tribunale di Parma che ha accolto tutte le richieste della parte danneggiata, riconoscendo alla donna il diritto ad essere risarcita per la “perdita di chance” causata dal tardivo recapito del telegramma. «Il Tribunale di Parma, – commenta l’avvocato Ferdenzi – ha riconosciuto il principio di responsabilità di Poste Italiane stabilendo che non è soggetto a norme restrittive o di favore in deroga al codice civile e pertanto ne ha disposto la condanna per i danni cagionati al destinatario del servizio postale, non avendo provato la sopravvenuta impossibilità ad adempiere alla propria prestazione».

La donna che aspirava al ruolo di esecutore scolastico ha fornito al Giudice ogni documentazione utile a dimostrare una sua concreta ed effettiva probabilità di conseguire il risultato auspicato, quantificando altresì in termini monetari quanto la mancata partecipazione alla prova selettiva e la conseguente mancata assunzione aveva comportato in termini di mancato guadagno.

«Quella del Tribunale di Parma è una decisione molto importante – commenta l’avvocato Grazia Ferdenzi che ha assistito l’associata di Confconsumatori – in quanto riconoscendo il danno da “perdita di chance” è stata riconosciuta la risarcibilità ad una situazione giuridica ancora non esistente ma solo attesa, a cui è stata attribuita un’entità patrimoniale autonoma».

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