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Poste Italiane condannata per “perdita di chance”

A causa del telegramma in ritardo una donna ha perso l’occasione di partecipare a un concorso: Poste offriva 28 euro di indennizzo, ora pagherà oltre 28 mila euro

Parma, 17 gennaio 2018 – Quanto vale un’occasione persa? Lo ha stabilito il Giudice del Tribunale di Parma che nei giorni scorsi ha condannato Poste Italiane per la ritardata consegna di un telegramma, che ha impedito a una donna parmigiana di partecipare a un concorso per un posto all’Asilo Nido. Poste dovrà pagare oltre 28 mila euro di risarcimento.

Una donna di Parma era in attesa di partecipare alla prova selettiva per l’assunzione a tempo pieno di un “esecutore scolastico asilo nido” nel Comune di Felino. Il telegramma di convocazione alla prova, però, le era stato recapitato in ritardo e lei aveva perso così irrimediabilmente la possibilità di prendere parte alla prova e di conseguenza di essere assunta.

A seguito dell’accaduto la donna ha inviato un reclamo a Poste Italiane, la quale si era limitata a offrire l’indennizzo previsto dalla Carta della Qualità, circa 28 euro, senza tenere in alcun conto il danno da “perdita di chance” subìto dalla destinataria del telegramma.

La parmigiana si era quindi rivolta a Confconsumatori e, dopo l’obbligatoria procedura di conciliazione, aveva deciso, insieme al legale di Confconsumatori Grazia Ferdenzi, di rivolgersi al Tribunale di Parma che ha accolto tutte le richieste della parte danneggiata, riconoscendo alla donna il diritto ad essere risarcita per la “perdita di chance” causata dal tardivo recapito del telegramma. «Il Tribunale di Parma, – commenta l’avvocato Ferdenzi – ha riconosciuto il principio di responsabilità di Poste Italiane stabilendo che non è soggetto a norme restrittive o di favore in deroga al codice civile e pertanto ne ha disposto la condanna per i danni cagionati al destinatario del servizio postale, non avendo provato la sopravvenuta impossibilità ad adempiere alla propria prestazione».

La donna che aspirava al ruolo di esecutore scolastico ha fornito al Giudice ogni documentazione utile a dimostrare una sua concreta ed effettiva probabilità di conseguire il risultato auspicato, quantificando altresì in termini monetari quanto la mancata partecipazione alla prova selettiva e la conseguente mancata assunzione aveva comportato in termini di mancato guadagno.

«Quella del Tribunale di Parma è una decisione molto importante – commenta l’avvocato Grazia Ferdenzi che ha assistito l’associata di Confconsumatori – in quanto riconoscendo il danno da “perdita di chance” è stata riconosciuta la risarcibilità ad una situazione giuridica ancora non esistente ma solo attesa, a cui è stata attribuita un’entità patrimoniale autonoma».

Scarica la sentenza

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Processo Seat Pagine Gialle: decisione storica

Confconsumatori e tutti i suoi associati ammessi nel processo, nonostante le precedenti esclusioni. «Forse sono milioni i danneggiati»

 

Torino, 20 dicembre 2017 – «Una decisione storica che rende giustizia a tutti quei cittadini distrutti economicamente da questa vicenda», con queste parole l’avvocato Marcello Gori ha commentato l’ammissione come parte civile di Confconsumatori e dei numerosi associati ex azionisti nel processo Seat Pagine Gialle di Torino, ove sono stati chiamati a giudizio gli ex amministratori, tra cui Majocchi, e gli ex sindaci per bancarotta fraudolenta. L’ammissione era stata negata in precedenza, ma il legale di Confconsumatori ha sempre sostenuto che le condotte degli imputati hanno portato a una falsa rappresentazione della situazione economico-finanziaria della società e della sua solidità, certamente tali di indurre in errore i soci azionisti e, in generale, i risparmiatori, pregiudicandone il libero e consapevole accesso al mercato ed agli investimenti. Ora finalmente i danneggiati avranno una chance di ottenere giustizia[1].

LO SCANDALO SEAT – Seat Pagine Gialle, la società italiana di elenchi telefonici, ha perso dal 2000 quasi 23 miliardi di euro facendo ricadere sulle spalle di 300 mila piccoli azionisti il peso della gestione scellerata di un’azienda che alla fine degli anni ’90 era stata addirittura premiata per la migliore capacità di reddito. Nell’aprile 2004 il consiglio di amministrazione stabilì la distribuzione di un dividendo da 3 miliardi e 578 milioni di euro che causò all’azienda un’esposizione finanziaria insostenibile. Ne seguì una crisi irreversibile, pagata soprattutto dagli innumerevoli piccoli azionisti: l’ennesimo scandalo finanziario che ricade sulle spalle dei piccoli risparmiatori. L’indagine del PM e della Guardia di finanza portò all’individuazione dei 15 manager ritenuti responsabili della «bancarotta fraudolenta patrimoniale concordataria».

POCHI I RISPARMIATORI COSTITUITI – Sono ancora pochissimi gli azionisti costituiti a fronte di un enorme numero impressionante di danneggiati: «Il processo potrebbe interessare centinaia di migliaia, se non milioni di risparmiatori, – spiega l’avvocato Gori – E’ uno dei crack che ha arrecato maggiori pregiudizi, stimati dalla Procura della Repubblica di Torino in 3,7 miliardi di euro, e che ha arrecato gravissimi danni, patrimoniali e non, in un numero grandissimo di piccoli risparmiatori che riponevano fiducia in Seat Pagine Gialle e nei suoi amministratori». Per questo i legali di Confconsumatori formuleranno nuovamente istanza scritta di notifica per pubblici proclami, attesa la scarsissima eco che ha avuto sui mass media la notizia della celebrazione dell’udienza preliminare.