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Consumi “fantasma” nella casa terremotata

Un conguaglio da 2000€ relativo a una casa distrutta dal sisma 2016: consumi ampiamente prescritti o presunti, anche a 5 mesi dal sisma

 

Roma, 15 febbraio 2018 – Un cittadino della provincia di Macerata ha ricevuto un maxi conguaglio da oltre 2000 euro per fornitura di luce e gas per debiti in buona parte già prescritti. Fin qui nulla, purtroppo, di nuovo. Se non fosse che l’utenza in questione è nel paesino di Castelsantangelo sul Nera (MC), letteralmente distrutto dal sisma dell’agosto 2016 e disabitato da allora con specifiche ordinanze di inagibilità e di inibizione di accesso (date le lesioni strutturali) adottate per la pubblica incolumità. Nonostante questo, Eni Spa, ignorando le disposizioni specifiche previste dal Governo e dall’Autorità Energia (oggi Aerera) oltre che i numerosi reclami dell’utente, ha emesso fatture calcolando consumi fino al gennaio 2017, quando la casa era ormai abbandonata da cinque mesi.

L’uomo si è rivolto a Confconsumatori Roma, dove assistito dell’avvocato Barbara D’Agostino ha contestato tre bollette. La prima, da 800 euro circa, è riferita alla fornitura di energia elettrica: «Si tratta di un conguaglio per consumi dal 2009 al 2017 – spiega la D’Agostino – ovvero un periodo ampiamente prescritto, ma soprattutto i consumi presunti arrivano fino al gennaio 2017, a cinque mesi dal terremoto dell’agosto 2016. Se non bastasse, la fattura è illegittima e infondata sia per le disposizioni specifiche delle zone terremotate (delibera 252/2017/R/com) sia perché l’ultima lettura rilevata risale al 30 giugno 2016 per un totale di 1228 kwh, non si comprende quindi come possa essere rilevato un consumo di 3556 kwh al gennaio 2017».

Altre due fatture, da circa 400 e 1000 euro, sono relative alla fornitura di gas. «Anche queste due fatture sono da contestare per le stesse ragioni – ha commentato la D’Agostino – infatti le ultime letture rilevate risalgono al settembre 2016 e non si comprende come possa essere rilevato un consumo (peraltro molto alto) nei mesi tra agosto 2016 e gennaio 2017, quando la casa era stata abbandonata a seguito delle ordinanze sulla pericolosità della zona».

Nel reclamo inviato dall’utente Confconsumatori ha evidenziato il comportamento del fornitore: «Oltre ad aver determinato una situazione caotica e non trasparente – conclude la D’Agostino – i numerosi reclami dell’utente sono rimasti totalmente privi di risposta, un comportamento contrario alle disposizioni di settore e fortemente aggravato dalla indifferenza e noncuranza mostrate nei confronti di una persona che con il terremoto ha perso tutto. Anche per questo ci siamo riservati di segnalare il tutto alle Autorità competenti».

Per approfondire i diritti degli utenti energia scopri il progetto Energia: Diritti a viva voce!

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Processo BPV: ammessi Confconsumatori e soci

Ammissione storica per l’associazione e i suoi risparmiatori: c’è ancora tempo per costituirsi parte civile nel processo tramite Confconsumatori

Parma, 9 febbraio 2018 – Confconsumatori e i suoi associati sono stati ammessi come parte civile nel processo penale di Vicenza a carico dei vertici della BPVI imputati di ostacolo ed intralcio alla vigilanza bancaria, false comunicazioni sociali e falsità nei prospetti informativi delle azioni rifilate ai soci. I risparmiatori danneggiati che non lo hanno già fatto, potranno costituirsi nel processo contattando l’associazione.

Con l’ordinanza del 3 febbraio scorso il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vicenza ha ammesso la costituzione di parte civile della Confconsumatori, difesa dall’Avv. Luca Baj. Si legge nell’ordinanza che i delitti contestati agli indagati hanno leso gli scopi statutari dell’associazione, tra i quali rientra anche quello di garantire il buon andamento dei mercati finanziari e la tutela degli investitori e dei risparmiatori.

L’ordinanza vicentina è particolarmente importante perché ha ammesso la costituzione di parte civile anche in relazione al reato di intralcio ed ostacolo alla vigilanza bancaria, rilevando come, per valutare il soggetto danneggiato, il Giudice debba non meramente limitarsi al titolo di reato ma analizzare la condotta materiale contestata. Si tratta di una particolare e storica decisione perché nei precedenti scandali bancari ed anche in quello di Banca Etruria gli azionisti, i risparmiatori e le associazione dei consumatori erano state escluse dal processo per ostacolo alla vigilanza bancaria.

A questo punto Confconsumatori ricorda che è possibile costituirsi ancora parte civile sin quando non verrà fissata l’udienza dibattimentale, la cui data non è ancora stabilita. Pertanto gli azionisti e gli obbligazionisti interessati possono contattare le sedi territoriali dell’associazione consultabili a questo link: http://www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori/ oppure scrivere a ri@confconsumatoririeti.it

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Treno Roma- Napoli: serve sicurezza

Chieste alle Autorità competenti una serie di verifiche sulla sicurezza per i pendolari, specie sul problema del sovraffollamento già segnalato

 

Minturno – Latina, 8 febbraio 2018 –  Confconsumatori Latina e l’Associazione Pendolari Stazione Minturno Scauri, facendo seguito ai noti fatti nazionali che hanno interessato la linea ferroviaria Bergamo-Milano (Pioltello) e successivamente il deragliamento del treno Frecciabianca nella stazione di Roma Termini, hanno inoltrato una richiesta formale di chiarimenti indirizzata a RFITrenitalia, alle Regioni Lazio e Campania nonché agli organi di controllo, Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle FerroviePrefetture e Questure competenti per territorio.

E’ stato richiesto alle dette Autorità, ciascuna per la propria competenza, di verificare concretamente il rispetto della normativa di settore generale e speciale, nella quale sono fissati i parametri relativi alla sicurezza del trasporto ferroviario, sia essa relativa a carrozze e/o convogli (climatizzazione, antincendio, servizi igienici, affollamento, vie di accesso e fuga, abbattimento barriere architettoniche, ecc.), rete ferroviaria e stazioni (verifiche periodiche di sicurezza e funzionalità della infrastruttura, vie di accesso e fuga, abbattimento barriere architettoniche, servizi minimi di assistenza ai viaggiatori con e senza le “rotture di carico”, ecc.), ivi compresi i dati di collaudo previsti dai costruttori/fornitori.

In particolare siamo interessati a conoscere quali siano i criteri di sicurezza minima garantiti nei casi di sovraffollamento dei convogli sia in partenza che durante il viaggio, e nello specifico abbiamo chiesto di sapere quali sono gli accorgimenti adottati sulla linea in questione da RFI e Trenitalia e quali i controlli eventualmente effettuati dalla Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie, eventuali sanzioni e/o prescrizioni scaturite da tali controlli.

La necessità della richiesta sorge dalla evidenza che si ha del grave problema di sovraffollamento incontrollato e dal fatto che più volte si è già provveduto a segnalare tali criticità agli organi competenti, relativamente ai regionali e regionali veloci che servono la linea Roma-Napoli e le stazioni intermedie.

Ci preme evidenziare e sottolineare che le condizioni di viaggio, relative al sovraffollamento a bordo treno nonché il successivo deflusso e afflusso dei passeggeri nelle relative stazioni di salita e discesa, di fatto creano una evidente e palese situazione di grave pericolo per l’incolumità pubblica proprio alla luce dei recenti fatti di cronaca citati e pertanto abbiamo richiesto un intervento urgente ed immediato a tutela della sicurezza pubblica.

 

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Subordinate MPS convertite: via alla battaglia

Dopo diverse segnalazioni, Confconsumatori ha deciso di intervenire a tutela dei risparmiatori danneggiati dalla conversione dei titoli in azioni

Parma, 1 febbraio 2018 – La conversione delle obbligazioni subordinate MPS in azioni ha causato perdite ingenti, comprese tra il 50 e l’80%, ai piccoli risparmiatori, alcuni dei quali avevano acquistato senza conoscere i rischi e la complessità del prodotto finanziario, spesso collocato con modalità scorrette. Confconsumatori, a seguito di diverse segnalazioni, ha avviato una battaglia per assistere i cittadini danneggiati e recuperare i loro risparmi andati in fumo.

Con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 luglio 2017 le obbligazioni subordinate di Banca Monte dei Paschi di Siena sono stati convertiti in azione di nuova emissione con rapporti di cambio prefissato. L’unico Bond che può dirsi praticamente salvato dallo Stato è quello con scadenza 2018 (emesso per finanziare l’acquisto di Antonveneta) che sarà rimborsato dallo Stato esclusivamente in favore dei risparmiatori non professionali con una perdita approssimativa di circa l’80% sul valore nominale di rimborso.

In realtà si dimentica che vi sono altre subordinate emesse dalla Banca MPS, negli anni successivi al 2008, destinate ad investitori istituzionali e che dopo la loro emissione sono stati girati alla clientela retail, quindi anche ai piccoli risparmiatori ignari del rischio ed inconsapevoli della complessità del titoli. Ad oggi questi titoli, con il cambio prefissato in azioni e il titolo della Banca in picchiata, fanno registrare per i risparmiatori una perdita di oltre il 50%.

Presso diversi sportelli sul territorio nazionale, in particolare in Toscana, Confconsumatori ha già ricevuto segnalazioni di famiglie e pensionati che hanno visto andare in fumo i loro risparmi.

In questa situazione Confconsumatori ha deciso di assistere i propri associati in procedure di mediazioni nei confronti della Banca che, nel vendere i propri titoli privi tra l’altro dei prospetti informativi, sembra aver violato diverse norme di prudenza ai sensi del Testo Unico di intermediazione finanziaria. Nel caso in cui Banca MPS rimanga ancora “sorda” alle legittime aspettative dei risparmiatori la Confconsumatori non esclude di suggerire l’avvio di cause civili cumulative.

Gli interessati possono rivolgersi alle sedi territoriali della confconsumatori, risultanti sul sito www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori/ Sportello di Rieti

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Tariffazione mensile: rincari inopportuni

Confconsumatori ha già segnalato all’Antitrust il comportamento scorretto delle compagnie e invita i consumatori a fare altrettanto

Parma, 25 gennaio 2018 – Molti utenti si stanno rivolgendo in questi giorni agli sportelli di Confconsumatori lamentando gli aumenti annunciati dal proprio operatore telefonico coincidenti con il ritorno alla fatturazione mensile.

Infatti, in adempimento a quanto previsto dalla legge n. 172/2017 che ha imposto di abbandonare la fatturazione a 4 settimane per telefonia e Pay tv, gli operatori di telecomunicazioni dovranno ristabilire la pregressa tariffazione a ciclo mensile sia per la telefonia fissa sia per quella mobile entro il prossimo 5 aprile. Tuttavia questa ulteriore rimodulazione contrattuale sta arrecando agli utenti dei rincari in termini economici, già accertati almeno per le compagnie Vodafone e Tim, che nel comunicare ai clienti il ritorno alla fatturazione mensile delle offerte commerciali hanno contestualmente annunciato dei rincari sulla tariffa. «In sostanza – spiega l’avvocato Franco Conte responsabile Utenze per Confconsumatori – la tredicesima mensilità che le compagnie erano riuscite a inserire, sarà spalmata nelle 12 fatture. Non è ancora chiaro se altri operatori, ad esempio Wind, applicheranno tariffe maggiorate».

Confconsumatori ritiene gravemente scorretto il comportamento delle compagnie di telecomunicazioni: «Abbiamo già segnalato all’Antitrust – continua Conte – le modifiche unilaterali dei contratti e i costi aggiuntivi applicati che, a nostro avviso, non sono dovuti e risultano inopportuni specie considerata la coincidenza con l’adeguamento alle disposizioni di legge. Per gli associati che si sono rivolti ai nostri sportelli abbiamo predisposto un modello di reclamo, da utilizzare per manifestare il proprio scontento alla Compagnia. Peraltro esiste un concreto rischio che gli operatori decidano di “fare cartello” a seguito del ritorno alla fatturazione mensile».

Al momento è presto pensare a eventuali rimborsi: «Dobbiamo attendere l’esito del ricorso al Tar – conclude Conte – al momento consigliamo di reagire inviando massivamente reclami alle compagnie e segnalazioni all’Antitrust, anche tramite un’associazione di consumatori, in modo da stimolare l’intervento dell’Autorità»

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Poste Italiane condannata per “perdita di chance”

A causa del telegramma in ritardo una donna ha perso l’occasione di partecipare a un concorso: Poste offriva 28 euro di indennizzo, ora pagherà oltre 28 mila euro

Parma, 17 gennaio 2018 – Quanto vale un’occasione persa? Lo ha stabilito il Giudice del Tribunale di Parma che nei giorni scorsi ha condannato Poste Italiane per la ritardata consegna di un telegramma, che ha impedito a una donna parmigiana di partecipare a un concorso per un posto all’Asilo Nido. Poste dovrà pagare oltre 28 mila euro di risarcimento.

Una donna di Parma era in attesa di partecipare alla prova selettiva per l’assunzione a tempo pieno di un “esecutore scolastico asilo nido” nel Comune di Felino. Il telegramma di convocazione alla prova, però, le era stato recapitato in ritardo e lei aveva perso così irrimediabilmente la possibilità di prendere parte alla prova e di conseguenza di essere assunta.

A seguito dell’accaduto la donna ha inviato un reclamo a Poste Italiane, la quale si era limitata a offrire l’indennizzo previsto dalla Carta della Qualità, circa 28 euro, senza tenere in alcun conto il danno da “perdita di chance” subìto dalla destinataria del telegramma.

La parmigiana si era quindi rivolta a Confconsumatori e, dopo l’obbligatoria procedura di conciliazione, aveva deciso, insieme al legale di Confconsumatori Grazia Ferdenzi, di rivolgersi al Tribunale di Parma che ha accolto tutte le richieste della parte danneggiata, riconoscendo alla donna il diritto ad essere risarcita per la “perdita di chance” causata dal tardivo recapito del telegramma. «Il Tribunale di Parma, – commenta l’avvocato Ferdenzi – ha riconosciuto il principio di responsabilità di Poste Italiane stabilendo che non è soggetto a norme restrittive o di favore in deroga al codice civile e pertanto ne ha disposto la condanna per i danni cagionati al destinatario del servizio postale, non avendo provato la sopravvenuta impossibilità ad adempiere alla propria prestazione».

La donna che aspirava al ruolo di esecutore scolastico ha fornito al Giudice ogni documentazione utile a dimostrare una sua concreta ed effettiva probabilità di conseguire il risultato auspicato, quantificando altresì in termini monetari quanto la mancata partecipazione alla prova selettiva e la conseguente mancata assunzione aveva comportato in termini di mancato guadagno.

«Quella del Tribunale di Parma è una decisione molto importante – commenta l’avvocato Grazia Ferdenzi che ha assistito l’associata di Confconsumatori – in quanto riconoscendo il danno da “perdita di chance” è stata riconosciuta la risarcibilità ad una situazione giuridica ancora non esistente ma solo attesa, a cui è stata attribuita un’entità patrimoniale autonoma».

Scarica la sentenza

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Processo Seat Pagine Gialle: decisione storica

Confconsumatori e tutti i suoi associati ammessi nel processo, nonostante le precedenti esclusioni. «Forse sono milioni i danneggiati»

 

Torino, 20 dicembre 2017 – «Una decisione storica che rende giustizia a tutti quei cittadini distrutti economicamente da questa vicenda», con queste parole l’avvocato Marcello Gori ha commentato l’ammissione come parte civile di Confconsumatori e dei numerosi associati ex azionisti nel processo Seat Pagine Gialle di Torino, ove sono stati chiamati a giudizio gli ex amministratori, tra cui Majocchi, e gli ex sindaci per bancarotta fraudolenta. L’ammissione era stata negata in precedenza, ma il legale di Confconsumatori ha sempre sostenuto che le condotte degli imputati hanno portato a una falsa rappresentazione della situazione economico-finanziaria della società e della sua solidità, certamente tali di indurre in errore i soci azionisti e, in generale, i risparmiatori, pregiudicandone il libero e consapevole accesso al mercato ed agli investimenti. Ora finalmente i danneggiati avranno una chance di ottenere giustizia[1].

LO SCANDALO SEAT – Seat Pagine Gialle, la società italiana di elenchi telefonici, ha perso dal 2000 quasi 23 miliardi di euro facendo ricadere sulle spalle di 300 mila piccoli azionisti il peso della gestione scellerata di un’azienda che alla fine degli anni ’90 era stata addirittura premiata per la migliore capacità di reddito. Nell’aprile 2004 il consiglio di amministrazione stabilì la distribuzione di un dividendo da 3 miliardi e 578 milioni di euro che causò all’azienda un’esposizione finanziaria insostenibile. Ne seguì una crisi irreversibile, pagata soprattutto dagli innumerevoli piccoli azionisti: l’ennesimo scandalo finanziario che ricade sulle spalle dei piccoli risparmiatori. L’indagine del PM e della Guardia di finanza portò all’individuazione dei 15 manager ritenuti responsabili della «bancarotta fraudolenta patrimoniale concordataria».

POCHI I RISPARMIATORI COSTITUITI – Sono ancora pochissimi gli azionisti costituiti a fronte di un enorme numero impressionante di danneggiati: «Il processo potrebbe interessare centinaia di migliaia, se non milioni di risparmiatori, – spiega l’avvocato Gori – E’ uno dei crack che ha arrecato maggiori pregiudizi, stimati dalla Procura della Repubblica di Torino in 3,7 miliardi di euro, e che ha arrecato gravissimi danni, patrimoniali e non, in un numero grandissimo di piccoli risparmiatori che riponevano fiducia in Seat Pagine Gialle e nei suoi amministratori». Per questo i legali di Confconsumatori formuleranno nuovamente istanza scritta di notifica per pubblici proclami, attesa la scarsissima eco che ha avuto sui mass media la notizia della celebrazione dell’udienza preliminare.